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U.S Vibonese vince la partita contro la giustizia italiana

Giuseppe Esposito Giuseppe Esposito Lunes, 28 de Mayo de 2018

l’Italia di Tavecchio non va ai mondiali

[Img #70432]Il 20 settembre 2017, in questa prestigiosa rivista, fu pubblicato un mio articolo dal titolo "U.S. Vibonese calcio: un caso italiano de mala justicia deportiva". Da allora sono rimasto in religioso silenzio, chissà auspicando nel finale che mi appresto a raccontarvi.

 

In quel tempo, era appena stato depositato il dispositivo del provvedimento del Collegio di Garanzia del Coni, che accoglieva il ricorso promosso da Lega Pro e Figc e rispediva la Vibonese in serie D; detto provvedimento annullava la sentenza emessa dalla Corte di Appello Federale, con la quale, invece, in accoglimento delle istanze della Vibonese, il Messina era stato collocato all’ultimo posto della classifica del campionato 2016/2017 di Lega Pro, gruppo C.           

 

Con la decisione di impugnare quel provvedimento della Corte di Appello Federale, i signori Tavecchio e Gravina, presidenti di Figc e Lega Pro, persero l'occasione di rispettare un provvedimento, definitivo nel merito, reso dal loro massimo organo di giustizia, in un momento storico in cui non erano ancora iniziati i campionati e la giustizia federativa avrebbe potuto adempiere agli obblighi di celerità del processo sportivo, in un’epoca in cui, tra l’altro, la società ACR Messina era fallita e stava già disputando il campionato di serie D, senza dunque un concreto interesse nella vicenda legata alla riammissione della Vibonese in Lega Pro. 

 

I Giudici del Coni affermarono che la Vibonese non poteva proporre un’azione nei confronti della sola società ACR Messina, per ottenere un provvedimento sostitutivo dell’inerzia serbata sulla questione dalla Lega Pro e dalla Federazione (inerzia che emerge anche dalla documentazione acquisita dalla Corte Federale con apposita istruttoria).  Figc e Lega Pro dovevano pertanto essere considerati contraddittori necessari, mentre il Messina, in tale giudizio, avrebbe assunto la più corretta posizione di contro interessato. La Vibonese avrebbe dovuto quindi opporsi avverso il silenzio prestato dalla Lega e dalla Federazione in seguito al diniego di accesso agli atti, “diffidandole a compiere un’attività ritenuta doverosa”.        

                    

La FIGC aveva infatti accertato che le fideiussioni di diverse società di Serie B e Lega Pro non erano regolari; con Comunicato Ufficiale FIGC 97A del 13/12/2016, considerato legge speciale e resosi necessario in seguito al fallimento della compagnia assicurativa Gable Insurance, invitava quelle società a mettersi in regola entro il 31 gennaio 2017, pena la penalizzazione di due punti per ritardato deposito. Solo il Messina non si adeguava e ciò avrebbe dovuto comportarne l’esclusione dal campionato, così come statuito dalla Corte Federale di Appello, e non solo la penalizzazione di due punti (che gli fu inflitta ma non ne comportò la retrocessione).

 

Il  Collegio di Garanzia del Coni accerta finanche un vuoto normativo nell’ordinamento sportivo laddove afferma: “Peraltro, non poteva la Corte Federale d’Appello, in assenza di una disciplina, anche di carattere sanzionatorio, sulle conseguenze della mancata rinnovazione delle garanzie assicurative da parte del Messina, sanzionare la stessa società con la collocazione all’ultimo posto in classifica nella stagione 2016/2017, per non aver presentato una nuova garanzia fideiussoria necessaria per completare la sua partecipazione al campionato. La Corte Federale, considerato che il campionato di serie C, stagione sportiva 2016/2017, si era già concluso, ha ritenuto, infatti, di poter applicare al Messina la sanzione della retrocessione della squadra all’ultimo posto del campionato. Ma in tal modo la Corte Federale ha irrogato al Messina una sanzione che non era prevista da alcuna disposizione".  Eravamo tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre 2017 e non c’era ancora calcio giocato a Vibo, sebbene i campionati fossero già iniziati da diverse settimane.                                          

 

  La dirigenza della US Vibonese decise di continuare la battaglia legale e si rivolse al Tribunale amministrativo del Lazio, che, il 22 settembre 2017, respinse la sua domanda cautelare di riammissione nel campionato di Lega Pro, poiché, con riferimento al periculum in mora, il danno prospettato dalla Vibonese sarebbe stato recessivo, ossia di minore importanza, rispetto all’interesse della Federazione e della Lega Pro all’ordinato svolgimento di due campionati, ormai iniziati. Il sig. Gravina, subito dopo tale provvedimento e qualche giorno prima della discussione collegiale del 3 ottobre 2017, dichiarava: “Se il Tar dovesse ammettere la Vibonese, accetteremo: il nuovo calendario è già pronto”. 

 

Questa suonò come l’ennesima beffa nei confronti del popolo vibonese. Non occorreva essere un esperto di diritto per capire che già i giochi erano fatti (almeno con riferimento alla richiesta di riammissione nel campionato professionistico), confermandosi quanto aveva sostenuto “profeticamente” ed in tempi non sospetti il direttore generale della US Vibonese, Danilo Beccaria, ossia che non vi era volontà di fare giustizia.

 

Era chiaro che se il 22 settembre i giudici amministrativi avevano preferito tutelare la regolarità del campionato degli altri piuttosto che i sacrosanti diritti della Vibonese, 10 giorni dopo quelle esigenze di “regolarità del campionato” non potevano che essere più marcate. Da un punto di vista squisitamente tecnico,  il TAR del Lazio perse l’occasione di ribadire l’autonomia dell’ordinamento sportivo, perché, contrariamente al principio affermato dalla sentenza della corte costituzionale n.49/2011 ( in base al quale non si può ottenere dal TAR una decisione “demolitoria” del provvedimento sportivo ma solo la tutela per equivalente, ossia il risarcimento dei danni) non dichiarò inammissibile la richiesta di riammissione nel campionato di Lega Pro da parte ella Vibonese.

 

Il sig. Gravina perdette invece un’altra occasione di stare zitto e rispettare quantomeno l’intelligenza del popolo e della dirigenza di Vibo Valentia, che non perse altro tempo e, la domenica successiva a tale ultimo provvedimento del Tar Lazio, scese in campo, in serie D; ormai era chiaro che bisognava conquistarsi il professionismo proprio sul campo e non nei tribunali e Vibo Valentia aveva tanta  voglia di calcio giocato.

 

Così si evitarono, tra l’altro, quelle che sarebbero state assurde sanzioni sportive e si continuò a rispettare quelle norme tanto ingiuste nei confronti della Vibonese. Fu comunque una scelta dirigenziale discussa da una parte della tifoseria, che considerò la decisione di giocare in serie D come una resa nei confronti di poteri più forti e come la fine del sogno di ritornare subito in LEGA PRO.

 

L’inizio del campionato di serie D fu difficile, la Vibonese dovette recuperare tutte le partite rinviate per tale querelle giudiziaria. Era metà novembre 2017 e dopo un pareggio in trasferta si dimetteva il tecnico Campilongo, per riferiti motivi familiari. Arrivava il mister Nevio Orlandi, la Vibonese era a diversi punti dal primo posto valevole per la promozione ed anche i più ottimisti capirono quanto fosse complicato vincere questo campionato di serie D. Ma la dirigenza ci ha sempre creduto, sapeva di avere “nu squadruni” e con forza e tenacia riuscì a ricompattare tutto l’ambiente, facendo addirittura nascere tanti nuovi cuori rossoblù, che si unirono ai tifosi storici, mettendoci ogni giorno cuore e mentalità vincente.

 

A metà dicembre, la Vibonese era fuori dalla zona play off ed a 13 punti dal primo posto utile per la promozione occupato dalla squadra siciliana del  Troina. Ma sostenuta sempre, in casa e fuori, da tifosi vecchi e nuovi, giovani e meno giovani, iniziò una cavalcata vincente e dopo una striscia di 28 risultati utili consecutivi terminò il campionato al primo posto, assieme al Troina, giocandosi lo spareggio decisivo per la promozione  a Reggio Calabria il 13 maggio 2018. Fu vittoria, ai rigori, ma fu una fantastica vittoria.      

       

Per il popolo vibonese iniziò la festa, il giusto premio alla grande impresa compiuta dai ragazzi del Presidente Caffo, che ha ottenuto certamente il più grande successo nei 90 anni di storia della squadra di calcio di Vibo Valentia. Non è un miracolo sportivo tipo Leicester, semplicemente perché la Vibonese è “nu squadruni”, un lusso per la serie D, sia come società che per il parco giocatori, e lo sta confermando alla grande anche nella Pool Scudetto dedicata a tutti i vincitori dei campionati dilettantistici nazionali, con la Vibonese già qualificata alle semifinali.  

 

Intanto, allargando lo scenario, la nazionale italiana di calcio, per la seconda volta nella sua storia, non si è qualificata per i mondiali di Russia; non accadeva dal 1958. Ma quello che è successo nei giorni a seguire la débâcle contro la Svezia fu forse una pagina ancor più triste e vergognosa per l’Italia, con Tavecchio che, contro ogni pronostico e nonostante la petizione popolare di dimettersi, cercò invece di restare attaccato alla sua poltrona in FIGC, fece le ennesime dichiarazioni impresentabili e finalmente pianse; vi furono le sue dimissioni, richieste a furor di popolo, ma la sua uscita di scena fu davvero vergognosa. Ci furono le elezioni per la presidenza della FIGC e indovinate chi ebbe il coraggio di presentarsi? Proprio lui, il sig. Gravina, che forse desiderava ritirare il premio dopo la vergogna legata al caso Vibonese, per la quale ancora deve pagare il conto. Ma fortunatamente vinsero le schede bianche. 

 

La Figc fu commissariata ed il sig. Gravina dichiarò: "Anzitutto bisogna chiedere scusa agli italiani, non è la sconfitta del calcio italiano, ma la certificazione della sconfitta di una classe dirigente".   In questo caso non posso non concordare con il sig. Gravina, effettivamente fu la sconfitta della sua classe dirigente, certificata dalla recentissima decisione del Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso presentato dalla Vibonese in relazione al diniego di accesso agli atti. È quindi stato dimostrato anche dal Tribunale amministrativo che il sig. Gravina non ottemperò ai suoi compiti di controllo della regolarità del campionato con riguardo al caso Messina.

 

Quell’inadempimento comportò, tra le altre conseguenze, il mancato pagamento per oltre 7 mesi degli stipendi dei calciatori del Messina, società che, argomento ancor più assurdo nella querelle tra Figc-Lega e Vibonese, è poi fallita e pertanto, ribadisco, non aveva un reale interesse nella vicenda legata alla riammissione in lega pro della Vibonese.  Il presidente Caffo, già nel mese di giugno 2017, aveva chiesto di poter accedere a tali atti, onde verificare se effettivamente.

 

il Messina aveva concluso il campionato senza regolare fideiussione. A luglio, però, il sig. Gravina negò l’accesso, assumendo che“essendo la lega un’associazione non riconosciuta di diritto privato, non sarebbe stata sottoposta alla normativa applicabile ai soli enti pubblici”. Ebbene, dopo tutti i gradi della giustizia sportiva e dopo diversi provvedimenti di inammissibilità su cui non mi soffermo, è dovuto intervenire giustappunto il TAR Lazio per ricordare al Sig Gravina un principio che si studia nei corsi di dirigente sportivo di primo livello

 

Afferma infatti il TAR: “le Federazioni sportive svolgono anche attività aventi valenza pubblicistica, tra cui si annoverano espressamente quelle relative all’ammissione e all’affiliazione di società, di associazioni sportive e di singoli tesserati ed alla revoca a qualsiasi titolo e alla modificazione dei provvedimenti di ammissione o di affiliazione e le Leghe sono articolazioni della Federazione Italiana Giuoco Calcio”. Tale recentissima decisione aprirà le porte ad un probabile risarcimento danni a favore della Vibonese, che pare abbia chiesto circa 5.000.000,00 di euro.

 

Questa potrebbe essere la mazzata definitiva nei confronti del Sig. Gravina.

 

Scusandomi con i lettori per i contenuti troppo politici di questo mio articolo e per lo stile forse romanzesco, desidero precisare che, personalmente, non ho nessun rancore con i sigg. Tavecchio e Gravina; anzi, e spero di interpretare il pensiero di tanti miei concittadini vibonesi, senza le incredibili ingiustizie vissute nell’ultimo anno, forse non ci sarebbe stata a Vibo Valentia questa magica euforia sportiva, che compensa la tristezza della mia generazione di assistere per la prima volta ad un mondiale senza l’Italia, ma noi vibonesi, a giugno, ancora canteremo: e ale oh e ale ale oh oh

 

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